ACCEDI lucchetto rosso

8 produzione culturale elab180x180PRODUZIONE CULTURALE

I lavoratori del Teatro Comunale di Bologna sono da mesi in mobilitazione contro i licenziamenti (in una situazione peraltro di carenza di organico) e contro la L.160/2016 (che permette il declassamento del Teatro ed attacca i diritti fondamentali del lavoro).
Sulle nostre iniziative, presidi, letture di comunicati all'inizio degli spettacoli, flash mob in Teatro e in sedi istituzionale ecc., abbiamo ricevuto ampia solidarietà di pubblico e cittadinanza.
Sia la L.160 che i licenziamenti vengono giustificati con l'esistenza di una situazione di Crisi, di cui riteniamo il Ministero della Cultura principale responsabile, in quanto:

1) ha disatteso tutti gli impegni relativi alle quote di contribuzione (FUS) di spettanza del Teatro; è di oggi la notizia di un ulteriore calo di 600mila € rispetto all'atteso (ed al già speso);
2) non ha rinnovato la possibilità, prevista sino al 2016 per le Fondazioni Lirico Sinfoniche in Piano di Risanamento, di andare in pensione con i requisiti prefornero;
3) ha ridotto costantemente da decenni la quota di FUS dedicata alla tutela del patrimonio storico artistico dell'Opera Lirico Sinfonica.
I lavoratori ritengono che le mobilitazioni debbano ora crescere e sopratutto coordinarsi a livello nazionale unitario. Sollecitano quindi la costituzione di una cabina di regia nazionale unitaria, cui consegnare le ipotesi di inizativa (analoghe a quanto già presentato da assemblee di altri sedi come ad esempio il Maggio di Firenze) e da cui ci aspettiamo una indicazione di quali iniziative si dovranno tenere simultanemente in divere città sedi di FLS.
In ogni caso dovranno essere previste una o più manifestazioni nazionali, ovunque la cabina di regia decida di farle, ovviamente l'asssemblea da ampia disponibilità ad ospitare un manifestazione nazionale a Bologna vista la minaccia di licenziamenti che potrebbe derivare dalla chiusura della procedura 223, il 25 ottobre scorso, senza aver raggiunto un accordo.
Su questo punto è chiaro che se la Direzione procederà unilateralmente ad azioni su organici e/o costo del lavoro, noi saremo costretti a proclamare azioni di sciopero durante le rappresentazioni.
In merito al mancato accordo intendiamo fare chiarezza rispetto a quanto comunicato alla stampa dalla Direzione. L'accordo non è stato raggiunto perché:
1) avevamo proposto un confronto sui risparmi ottenibili da vari voci di spesa (incarichi autonomi e collaborazioni, doppi incarichi, costi di produzione, reinternalizzazioni ecc);
LA DIREZIONE HA ALZATO UN MURO RIFIUTANDO OGNI CONFRONTO SU QUESTE VOCI
2) avevamo proposto di costruire percorsi di accompagnamento alla pensione o ad uscite comunque volontarie;
LA DIREZIONE NON HA VOLUTO DEFINIRE NULLA, RIFIUTANDOSI DI INDAGARE SINO IN FONDO LE DISPONIBILITA'
3) avevamo proposto per chi volotariamente decideva di passare in ALES (società su cui abbiamo sospeso il giudizio per tutta la durata della trattativa) di fare in modo che tali passaggi avvenissero a parità di reddito e di diritti;
SOLO SU QUESTO PUNTO SI E' CONVENUTA UNA INTESA ESPLORATIVA che ha agito a settembre PER 2 SETTIMANE; doveva teoricamente essere APERTA A TUTTI i settori del Teatro ma in realtà la Direzione si è concentrata ESCLUSIVAMENTE SUI LAVORATORI CHE RITENEVA DA "LICENZIARE" determinando così uno stato di ulteriore mortificazione nei loro confronti; alla luce dei PERCORSI CONCRETAMENTE PROPOSTI NEI COLLOQUI INDIVIDUALI LE PERDITE ECONOMICHE SUBITE DAI LAVORATORI NEL CORSO DEL TEMPO FINO AL RAGGIUNGIMENTO DELLA PENSIONE POTEVANO ARRIVARE A SUPERARE ANCHE LE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO A FRONTE DI UN INDENNIZZO CHE NEL MIGLIORE DEI CASI NON SUPERAVA I 27.000€ (di cui solo 6.000 certi); la CONTINUITA' DI TUTELA NORMATIVA C'ERA MOLTO PARZIALMENTE E SOLO FINO AL 2018. Non ci sembra quindi strano che tutti i lavoratori abbiano rifiutato o abbiano chiesto delle correzioni migliorative.
Il Sindaco Merola, nonché presidente del Teatro, informa la stampa che sta ricercando delle soluzioni.
Ci limitiamo mestamente a ricordare che ha avuto sei mesi di tempo dall'ultima volta che ci ha incontrato, per rispondere ai nostri solleciti per un nuovo incontro, non diciamo per sostenere ma almeno per prendere atto delle soluzioni che come sindacati proponevamo, soluzioni che la direzione ha pervicacemente rigettato consegnando alla Città una drammatizzazione che poteva essere evitata con poco costo.
Chiederemo comunque l'attivazione delle Commissioni Cultura di Comune e Regione per coinvolgere direttamente le assemblee popolari su questa situazione.

Approvato alla unanimità dalla Assemblea dei lavoratori TCBO
SLC-CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL Bologna

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