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“Con un facile slogan il ministro Franceschini trasforma in nemico del cambiamento chi critica i nuovi criteri di ripartizione del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) e alimenta la frattura tra i lavoratori”. Lo dichiara Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc-Cgil.

“Il decreto, di certo, aveva il nobile obiettivo di superare un sistema da troppi anni irrigidito per favorire l’ingresso dei giovani e chi produce spettacoli di qualità. Ha raggiunto questo obiettivo? Noi crediamo di no. È davvero possibile sostenere che gli esclusi dal decreto siano davvero tutti incapaci di produrre spettacoli di qualità?”

“Additarli come nemici del cambiamento perché hanno presentato ricorso (e il Tar ha dato loro ragione) è uno slogan ingannevole e pericoloso – prosegue la sindacalista. Già nelle commissioni di valutazione, che quei criteri dovevano applicare, sono emerse forti perplessità, tant’è che tre commissioni su quattro hanno ritenuto necessario mettere per iscritto osservazioni che, peraltro, il Mibac non ha voluto rendere pubbliche. Qualche componente si è addirittura dimesso.”

Ecco i risultati prodotti dai nuovi criteri:
1) I dati Istat di cui al momento si dispone indicano una contrazione del numero di occupati nelle professioni dello spettacolo nell’ordine del 15% nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014.
2) Sardegna, Calabria e Basilicata, che avevano pochi finanziamenti già nel 2014, vedono ridursi notevolmente l’ammontare nel 2015 (la Sardegna passa da 7.052.34 a 2.833.002; la Calabria da 4.306.787 a 1.019.259 e la Basilicata da 2.942.327 a 409.903).
3) La distribuzione dei finanziamenti, analizzata in relazione alla popolazione residente, denuncia in maniera ancora più evidente come le province del Sud Italia siamo penalizzate. Infatti, le provincie che concentrano la maggior quota di finanziamenti per abitante (superiore ai sei euro per abitante) sono: Parma, L’Aquila, Trieste, Ravenna, Bolzano, Ancona, Pisa.
4) È aumentata a dismisura la richiesta agli artisti di aprire partita Iva e di lavorare, quindi, senza garanzie per i pagamenti e nessuna tutela per i periodi di non lavoro.
5) I ritardi e i mancati pagamenti riguardano persino teatri nazionali come il Mercadante di Napoli e lo Stabile di Catania che ha dovuto sospendere l'apertura.
6) Non c'è alcun coordinamento tra risorse dello stato e quelle delle istituzioni locali.

Per ottenere gli obiettivi mancati dal decreto è necessario dare dignità agli artisti, riconoscendo loro professionalità e tutele – ricorda Bizi a Franceschini. Invece di additare pubblicamente come nemici chi solleva perplessità sui criteri scelti, non era meglio trovare una soluzione che evitasse i ricorsi per garantire ai soggetti, approvati per il triennio, la certezza delle risorse in attesa della legge?”
“Soltanto una legge dello spettacolo - conclude Bizi -, costruita ascoltando tutte le parti coinvolte, può portare a superare rendite di posizione e clientele che in questi anni sono state la regola. Logiche, queste ultime, favorite anche dalla incapacità di questo mondo di porsi in modo unito”.

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