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"Il Ministro Franceschini ha comunicato un incremento del Fondo Unico dello Spettacolo pari a euro 5.882.237,87. SLC CGIL pur accogliendo positivamente questo impegno ha denunciato le condizioni dei lavoratori dello spettacolo." Così dichiara Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil.

"E’ il lato B del FUS: lavoratori che per la maggior parte non hanno tutele, artisti che non hanno un riconoscimento della professione e della atipicità della prestazione. L’Europa dieci anni fa ha chiesto ai paesi membri di dotarsi di uno Statuto degli Artisti, per garantire a questi lavoratori diritti e tutele. L’Italia non lo ha mai fatto - prosegue la sindacalista. Il risultato è che gli artisti in questo Paese non vengono considerati professionisti, anzi è normale che si chieda loro di lavorare gratis. Svilimento di una professione che necessita anni di formazione."

"Ormai, anche se almeno nei grandi teatri c’è la possibilità di assumere gli artisti, teatri come l’Argentina obbligano i lavoratori ad aprire la partita iva, mentre in altri vengono assunti con contratti parasubordinati. In entrambi i casi non possono accedere ad alcun ammortizzatore. Al Circuito per l’Emilia Romagna (ATER) e al Teatro Sloveno di Trieste si utilizzano i voucher in luogo dei rapporti di lavoro disciplinati dal CCNL. I compensi in generale si abbassano, anche per la crisi che riguarda un gran numero di teatri. Cachet più bassi e tanta fatica per incassare il compenso."

"Non sta meglio il settore della danza, che continua ad incassare una percentuale troppo bassa del Fondo Unico per lo Spettacolo, mentre quella che viene espressa dalle Fondazioni Liriche sta morendo. Negli scorsi giorno sono arrivate le lettere di licenziamento ai ballerini dell’Arena di Verona e persino l’Opera di Roma non fa alcuna programmazione per il proprio corpo di ballo per la stagione estiva a Caracalla - ricorda Bizi.

"Manca, da parte del Ministero un controllo efficace sulla gestione dei teatri pubblici (Fondazioni Liriche e Teatri Stabili). Anzi per le Fondazioni Liriche, si prevede che per trovare l’equilibrio di bilancio si possano mettere le mani nelle tasche dei lavoratori e ridurre l’apertura dei teatri, riducendo di conseguenza anche le giornate di lavoro degli addetti.
Il lato B dello spettacolo non è accettabile, non è consentito trattare artisti e lavoratori che producono cultura in questo modo."

"E’ per questo che SLC CGIL - conclude Bizi - pur apprezzando l’incremento del Fondo Unico per lo Spettacolo, ha deciso di astenersi. Vogliamo che in tutti i luoghi si sollevi quel velo che è caduto su chi crea cultura immateriale. Non sono tutti ricchi e famosi, a fronte di un nucleo stabile, la maggior parte lavora in modo intermittente, senza tutele, e troppo spesso viene sfruttata. Ci auguriamo che la legge che il Ministro afferma di volere fortemente, sappia creare il vuoto legislativo, dando diritti e tutele a chi non ne ha, e dando dignità a tutti i lavoratori che producono cultura immateriale. I teatri senza di loro sono magnifici edifici, senza vita."

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