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Non vince chi resta vivo, la posta in gioco è un’altra. Non è la credibilità di un artista, di un museo o di un soggetto di rappresentanza. La posta in gioco è la dignità dell’uomo, il valore dell’arte e del lavoro.

Che un gruppo di artisti decida di assumersi la responsabilità della propria salute fisica in scena e di non essere adeguatamente pagato, non assolve la Fondazione Strozzi, l’artista Marina Abramovic o il Sindacato dalle proprie responsabilità.” così una nota di Slc Cgil nazionale, che rivolge un appello all’artista serba e a Palazzo Strozzi.

“Affermare la dignità nel lavoro e nell’arte vuol dire non chiedere a nessuno, pur di avere una grande opportunità, di mortificare la propria professionalità e di rischiare di farsi male. E’ troppo facile chiedere ai lavoratori di essere gli unici responsabili di quello che gli succede, sia che vadano a lavorare in fabbrica sia che si esibiscano in una performance.”

“La Cgil non è contro Marina Abramovic, anzi sostiene tutte le espressioni artistiche perché è convinta che l’arte abbia il grande potere di restituire valore alla vita, un potente antidoto contro le barbarie. Chi ama l’arte e ha il privilegio di lavorare in istituzioni che la promuovono ha il dovere di riconoscere il valore e la dignità degli artisti lavoratori.”

“Non abbiamo tra le mani una pistola con un proiettile mancante, siamo tutti responsabili, noi Sindacato, l’artista Marina Abramovic e la Fondazione Strozzi di ciò che succede ai lavoratori impegnati nella realizzazione dell’attesa performance The Cleaner. Tutti noi insieme facciamo in modo che questo sia veramente un grande evento perché sancisce, attraverso l’arte e il rispetto dei diritti, la dignità dell’uomo.”

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