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(download comunicato).

In questi ultimi mesi le organizzazioni sindacali sono state impegnate in una negoziazione che aveva il compito di declinare le linee guida del Piano Industriale illustrato a Marzo dall'AD, Ing. Caio.

Giova ricordare che uno degli asset di sviluppo del Piano riguardava tutto il segmento logistico,  con  l'obbiettivo  dichiarato  di  una  riorganizzazione della divisione  competente mirata al raggiungimento di obbiettivi di efficienza ed efficacia ed al necessario recupero di quote nel mercato dei pacchi, unico segmento in costante crescita anche nel nostro paese. L'enfasi posta nell'illustrazione del Piano sulle potenzialità di sviluppo del settore pacchi, strettamente  connesso  alla  curva  ascendente  dell'e-commerce, ci  ha persuasi  ad affrontare,  nel  nostro  specifico ruolo, tutto  il  tema riorganizzativo  con  un'idea  di trasformazione e di sviluppo che, sola, può consentire al Gruppo Poste di non perdere la naturale  vocazione  ad  essere vettore  principale  di trasporto e consegna di  pacchi e corrispondenza.

Tutto questo senza dimenticare le enormi potenzialità di un Gruppo che costituisce, per sua natura e recente evoluzione, un sistema integrato già solido di servizi a cittadini e clienti ed ancora capace di implementare le enormi potenzialità di ulteriore sviluppo che la rete materiale ed immateriale in suo possesso gli consentirebbero.

In più occasioni, sia pubbliche che negoziali, abbiamo espresso la nostra opinione rispetto alla ulteriore necessità di integrazione dei servizi ed alla possibilità di sua implementazione che costituirebbe anche un deciso volano occupazionale.

Con questo spirito e queste convinzioni abbiamo siglato l'accordo del 25 Settembre 2015, che licenziava tre nuovi modelli organizzativi di recapito, attagliate alle nuove disposizioni di legge ed alle possibilità di meglio rispondere alle caratteristiche socio economiche delle diverse aree del paese.

Non un atto di fiducia, dunque, ma la declinazione del primo step riorganizzativo di un piano quinquennale coerente con le prolusioni dell'AD.

Da allora ad oggi però abbiamo dovuto constatare lo stato di grande confusione progettuale che pervade la divisione PCL, incapace di presentare un piano logistico complessivo di rilancio ed incerta nell'applicazione dei nuovi modelli di recapito, specie nelle aree a più alta densità postale ed economica.

Noi riteniamo imprescindibile partire con l'applicazione del modello previsto per le aree metropolitane, proseguendo nella disamina delle ulteriori province italiane ad oggi ancora non esaminate secondo gli indicatori socio economici proposti dall'azienda.

L'organizzazione sindacale che rappresentiamo non è adusa a discutere di ricadute occupazionali senza avere visione chiara dell'impianto organizzativo, non ha dimestichezza con la frammentazione di una negoziazione che non segua coerenze di impostazione, non è disponibile a siglare accordi di breve periodo se non intravvede una prospettiva possibile di corretto efficientamento e di necessario sviluppo.

Se poi, nel corso di un difficile confronto che riguarda l'attività di circa 60.000 tra lavoratrici e  lavoratori,  l'Azienda  procede  inopinatamente  a  sospensioni  senza  retribuzioni  e licenziamenti di personale con prescrizione medica, siamo costretti a chiederci quale sia la ratio riorganizzativa complessiva che prevede atti discriminatori di tale gravità.

E se, ancora, a distanza di mesi dalla nostra richiesta, non si appalesa il rapporto sinergico tra SDA ed il Gruppo ed anzi si afferma con pericolosa disinvoltura che SDA, più volte ricapitalizzata, probabilmente continuerà ad avere i conti in rosso, il dubbio diventa preoccupazione.

In questi giorni poi abbiamo preso atto della attività sanzionatoria a carico di dirigenti, quadri  e  subalterni  della  divisione  PCL  in  merito  alla  questione  della  distorsione  dei processi di verifica della qualità del recapito.

Non possiamo che prendere atto dell'operato dell'Azienda, ma ci chiediamo dove fossero i vertici del Gruppo negli anni in cui quello che appare evidentemente un sistema distorsivo generalizzato veniva perpetrato con tale disinvoltura.

Auspichiamo che sia chiarita e correttamente trattata la gerarchia delle responsabilità. Sarebbe esecrabile e, per parte nostra, inaccettabile, che pagassero sproporzionatamente lavoratrici e lavoratori ultimi nella catena gerarchica decisionale.

Crediamo anche che queste ultime vicende debbano essere monito per chi dirige Poste Italiane affinché la scelta dei dirigenti e di quadri intermedi sia mossa da criteri meritori e professionali, tema assai caro alla nostra organizzazione, e affinché non si ripercorrano scorciatoie pericolose atte a millantare un'efficienza organizzativa inesistente nei fatti.

Come ogni negoziatore che si rispetti, abbiamo pazienza. Lo abbiamo dimostrato a Luglio, quando si interruppero le trattative, a Settembre, quando il confronto si fece più aspro, ed in questi mesi di continue algide illustrazioni di slides progettuali che, a nostra opinione, non toccavano ancora i punti di snodo delle linee di piano.

Ma la pazienza si trasforma da virtù in vizio se non finalizzata alla ricerca di una soluzione soddisfacente.

Per questo motivo abbiamo chiesto al tavolo negoziale e reiteriamo oggi la richiesta di un incontro  con  l'AD:  l'immobilità,  così  come  il  moto  incoerente  ,  mettono  a  rischio  la realizzazione tempestiva delle linee di sviluppo logistico e, con esse, mettono in predicato scenari mai definitivamente tramontati di progressivo abbandono del settore postale. Confidiamo nella coerenza di chi quel piano industriale lo ha studiato ed illustrato, affinché possa riprendere velocemente il confronto tra interlocutori che parlino una lingua comune.

Roma, 2 Febbraio 2016

La Segreteria nazionale SLC CGIL

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